"Normalmente siamo parziali nei rapporti: sto con te e non comprendo il significato della tua presenza per me, ci sto senza la curiosità di capire perché c'è l'altro. A che scopo mi è dato l'altro? Chi è quella faccia che mi sta davanti? Normalmente si pretende tutto dall'altro e ci risentiamo quando ci accorgiamo che l'altro non può rispondere al nostro desiderio. [...] L'altro invece c'è perché, per come è, per come riesce a vivere, rende presente nella tua e nella mia vita Altro da sè. C'è la sua faccia perché ti sia noto che c'è Qualcuno di più grande da cui la verità è salvata, amata, resa vera. E' segno! [...]
L'altro può venir meno con te. Uno non è grato all'altro perché è sempre disponibile, particolarmente bravo o simpatico, ma perché, tramite lui, arriva a qualcosa di incommensurabile nella sua vita. E' solo quando ti guardo e ti riconosco così, come dato da un Altro, che io posso amare, voler bene! Voler bene vuol dir forse accarezzare? vedere sempre l'altro? o forse voler bene significa affermare il destino dell'altro? [...]
Tu amico sei luogo, dimora del Mistero. Siamo una cosa sola. Tu sei la mia dimora. L'amico è come l'angelo che va da Maria. L'amico, solo attraverso la sua umanità così vera, così piena, ti annuncia, ti documenta con il suo esserci che ciò che il cuore attende c'è. L'amicizia è salva! L'altro diventa la tua dimora, diventa luogo di ospitalità del tuo io, del tuo desiderio e così gli vuoi bene, arrivi a guardare i suoi difetti con distacco, con simpatia. Ogni estraneità, ogni diversità è vinta.
Per voler bene occorre morire, occorre abbandonare il modo istintivo con cui tratteresti l'altro, l'amico che hai vicino. Per questo occorre mendicare, occorre domandare, domandare a Cristo. Domandare a Cristo"
(Don Luigi Giussani)