"Giudicate voi" mi rispose "Sono uno che ha abbandonata la propria casa perché non poteva più sopportare d'esserne lontano"
"certo" gli dissi "cotesto suona come un paradosso"
"Sentivo discorrere mia moglie e i bambini, li vedevo girare per la stanza" riprese " ma non m'usciva di testa che si muovessero e discorressero in un'altra casa, centinaia di miglia lontano, sotto la luce di altri cieli, e di là da tutti i mari. Li amavo di un amore divorante, perché mi sembravano, oltre che lontani, irraggiungibili. Mai creature umane parvero tanto care e desiderabili; ma, per parte mia, non sembravo che un gelido spettro. Li amavo insostenibilmente: e perciò non potei più rimaner spettatore della loro esistenza. E feci di più. Spinsi il mondo sotto i miei piedi e lo feci girar su sé stesso come una macina da mulino"
"lo dite sul serio" esclamai "che avete fatto il giro del mondo? voi parlare inglese, eppure siete giunto dalla parte di occidente"
"il mio pellegrinaggio non è ancora compiuto" mi rispose con tristezza "mi son fatto pellegrino, per guarirmi dall'essere esiliato"
Qualche cosa in quella parola, pellegrino, risvegliò alle radici della mia rovinosa esperienza memorie di ciò che i miei padri avevano pensato, e memorie dei luoghi onde provengo. E di nuovo guardai la piccola lanterna a colori che non avevo più guardata da 14 anni.
" mia nonna" feci a voce bassa " mia nonna avrebbe detto che tutti siamo in esilio, e che nessuna casa terrena potrà mai guarirci dalla santa nostalgia che ci tormenta"
Restò zitto un bel pezzo e con lo sguardo seguì un'aquila che, sola sola, si allontanava nel cielo deserto dove l'ombra si faceva più fonda.
E poi disse:
"credo che vostra nonna avesse ragione" e s'alzò appoggiandosi al rastrello tutto intrecciato di erbacce "Credo debba essere cotesto il segreto, il mistero della nostra vita così piena d'incanto e d'insoddisfazione. Credo che si possa dire anche di più. E che molto a ragion veduta Dio ci abbia dato l'amore di certi determinati luoghi, e d'un focolare e d'una terra natia!"
"non ne dubito" risposi "E sarebbe, cotesta ragione?"
"Perché, altrimenti" disse accennando con la pertica il cielo e le voragini "altrimenti avremmo potuto metterci ad adorare questa roba qui"
"spiegatevi meglio" gli chiesi
"l'eternità" rispose con la voce sua stonata "il più colossale degli idoli, il più possente tra i rivali di Iddio"
"Volete dire, in altre parole, il panteismo, l'infinito, e roba simile" mi provai a suggerire
"voglio dire" rispose con crescente eccitazione " voglio dire che, se per me c'è una casa su in cielo, davanti ad essa deve esserci un lampione tinto di verde e una siepe, o qualcosa di concreto e inequivocabile come un lampione verde e una siepe. E voglio dire che Dio mi ha ordinato di amare e di servire un determinato luogo, e m'ha fatto fare, in onore di esso, una quantità di cose anche bizzarre, affinché cotesto luogo potesse servirmi a testimoniare contro tutti gli infiniti e tutti i sofismi, che il Paradiso è in una qualche località e non dappertutto: è qualcosa di preciso e non già qualsiasi cosa. E in fin dei conti non sarei troppo stupito se, davanti alla mia casa su nel cielo, ci fosse davvero un lampione verde"